L’idea che ha portato alla costruzione del gruppo teatrale dei nontantoprecisi si è sviluppata a partire dal 2006, quando alcune persone, a partire da percorsi differenti, si sono incontrate nel Centro Diurno “La Voce della Luna”, all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico di Roma “Santa Maria della Pietà”.

Nel 2012 queste persone hanno scelto di abbandonare il circuito psichiatrico e hanno fondato una compagnia teatrale informale, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Integrata Passepartout, guardando, anche attraverso le attività della Cooperativa, il teatro come luogo-spazio per lavorare alla trasformazione delle soggettività e del mondo, cercando un teatro di invenzione che dia ai suoi oggetti esistenza.

nontantoprecisi hanno intrapreso, così, un cammino di ricerca e sperimentazione sugli elementi fondamentali del dispositivo teatrale:     “spazio-tempo-corpo”.

Come ti muovi, quando ti muovi? E cosa stai muovendo ora? Puoi essere fermo, eppure il tuo cuore batte, le tue palpebre, il tuo diaframma si muovono. Ti muovi, cammini, ti arresti… che cosa di te si arresta e poi procede?

Cosa c’è da guardare, vedi niente lì? Quando quel vaso per te diventa un vaso? E quando diventa altro, e come? Quella nuvola e quella donna, che ora corre cercando di prendere l’autobus, come le vedo, quali sono le relazioni con le altre nuvole e con gli altri passeggeri? Fermo! Aspetta, ascolta, cerca.

Per i nontantoprecisi  fare teatro vuol dire costruire ogni giorno, col lavoro espressivo e creativo di ciascuno, il teatro comune, inteso anche come costruzione di collettività, come possibilità di condivisione. In questo senso quello dei nontantoprecisi è anche teatro quotidano, cioè agire continuo in vicinanza, confronto, riflessione costante e collettiva. Si tratta dell’impossibile possibilità di sperimentare la realtà di ogni giorno componendone le visioni e le molteplici possibili narrazioni, arrischiandosi alla sfida di trasformarla trasformandosi.

Il  teatro è per i nontantoprecisi vivere l’arte nella sua  rivoluzionaria concretezza: quella dei corpi, che danno allo spazio e al tempo le dimensioni della vita. Per questo non si tratta di mero teatro, ma di ricerca della trasformazione radicale dell’ esistenza.

nontantoprecisi svolgono il loro lavoro attraverso un laboratorio continuo sul corpo, lo spazio e il tempo, coordinate imprescindibili della cultura e della civiltà umana. Lavorano in teatro per dare corpo alle visioni che hanno raccolto durante la loro ricerca. Sperimentano la possibilità di dare scena allo spazio dei vicoli, dei cortili, del paesaggio, dei villaggi e dei piccoli paesi come delle grandi città che, via via, visitano e frequentano, cercando le tracce che costituiscono la nostra storia. Sono attratti dall’enorme risorsa dell’attore che, in una poliedrica partitura di spazio e tempo, può proporre luoghi, momenti e corpi diversi. Sono in teatro, per le strade, le piazze, per fermarsi ad ascoltare, sentire, vedere, imparare a rifiutare tutto ciò che non hanno scelto, prendendosi solo quello che vogliono: tutto il resto!

Ecco, il lavoro molecolare dei nontantoprecisi risiede proprio nel provare a sentire le articolazioni del corpo, ma anche del tempo e dello spazio, attimo per attimo, cellula dopo cellula.

La scena è la composizione di 14 attori che con il regista lavorano tutti insieme, sempre in scena, provando a mettere in forma lo scrupoloso analitico lavoro su questo reale.

Sì perché, su questo reale che poco ci piace, pensiamo si possa intervenire per sovvertirlo, o provare a farlo.

Questo, in sintesi, è il percorso da cui nascono gli spettacoli dei nontantoprecisi che, sicuramente meglio di qualsiasi descrizione, manifestano il percorso artistico di ricerca e sperimentazione del gruppo.  Un percorso che inizia indagando e confrontandosi con le possibilità espressive dello spazio scenico, la sua capacità di  suscitare emozioni e costruire senso, quando sia vissuto  con  presenza  e  partecipazione  collettiva.  Ma l’incontro fra i nontantoprecisi e il pubblico non si riduce ai soli spettacoli. Periodicamente, la ricerca viene decostruita e ampliata in un laboratorio, un laboratorio aperto a quanti vogliano vedere, spogliarsi, vedersi e vestire il proprio abito.

Le tappe del nostro percorso

  • Nella tempesta di Shakespeare
    (Teatro Casa delle Culture – Roma • 2010-2011)
  • Carne. Primo episodio: epifania ovvero del vedere (Teatro Furio Camillo – Roma • 2012)
  • Io sono l’ultimo
    (Teatro degli Animosi – Marradi, FI • 2013)
  • Organon. Narrazione organica di città: l’Aquila
    (spettacolo itinerante – L’Aquila • 2014)
  • Paesaggi della memoria
    (Ex mattatoio – Roma • 2015)
  • L’immateriale opera
    (spettacolo itinerante – Sarteano, SI • 2016)
  • Massacro. Teatro senza difese
    (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea – Roma • 2017)
  • Laboratori della presenza. Incontri fra teatro e antropologia
    (Passepartout Cooperativa Sociale Integrata – Roma • 2018)
  • Percorsi di fuga
    (performances itineranti – Santa Teresa Gallura, SS • 2018)
  • Nonsense. Stati rivoluzionari transitori
    (MACRO ASILO – Roma • 2019)
  • La Scena Presente
    (laboratorio e performance – MATTATOIO, La Pelanda, Teatro 1 – Roma • 2019)
  • CAMMINO. NESSUNO é UNO (in lavorazione)